Intolleranza al LATTOSIO

 

L’intolleranza al lattosio è una delle più diffuse e note intolleranze alimentari. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di una carenza soggettiva dell’enzima necessario per digerire il lattosio, lo zucchero naturalmente presente nel latte. Di solito si manifesta con sintomi aspecifici a carico dell’apparato intestinale. La diagnosi definitiva si fa con il breath test e l’unico possibile approccio alla cura è il controllo della dieta.

Definizione e sintomi

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La carenza enzimatica può essere totale o parziale, ma in ogni caso quel che accade è che il lattosio non modificato viene fatto fermentare dai batteri intestinali. L’azione della flora batterica è la causa dei sintomi gastrointestinali più comuni: aria nella pancia, dolori e crampi addominali, qualche volta diarrea.

Diagnosi

La conferma della diagnosi arriva dal breath test: un metodo non invasivo che si esegue, senza richiedere alcun ricovero, in ospedale.

Breath test: come si esegue e accorgimenti

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La fermentazione del lattosio non digerito produce proprio idrogeno, pertanto nei soggetti intolleranti si verifica, rispetto alla prima misura, un aumento della quantità di questa sostanza nel respiro.

Il test per la verifica dell’intolleranza al lattosio viene prescritto a conferma della diagnosi già effettuata dal medico, pertanto il paziente ha già eliminato latte e latticini dalla dieta. In ogni caso è necessario che si arrivi al momento dell’esame a digiuno da almeno 8 ore e senza aver assunto antibiotici da almeno 2 settimane. La sera prima del test si mangia normalmente, prediligendo comunque alimenti semplici, che non fermentino nell’intestino. Per non sbagliare, è più comodo consumare del riso in bianco condito con olio extravergine di oliva e del pesce alla griglia o al forno.

Dieta

La terapia per l’intolleranza al lattosio consiste nella dieta ad esclusione: tutti i cibi che contengono lattosio, per lo più latte e derivati, vanno evitati. Oggi il lattosio vien anche utilizzato come additivo dall’industria alimentare, per esempio nel prosciutto cotto, nelle salsicce, nei dadi per il brodo e nel pancarrè.

Alla dieta ad esclusione, della durata di circa 2 settimane, dovrebbe far seguito la progressiva reintroduzione del lattosio, fino alla massima soglia di tolleranza. L’alternativa a questo schema alimentare è la dieta a rotazione che prevede 3 giorni di astinenza al lattosio e uno di libera – ma controllata – assunzione. Lo scopo dei due regimi dietetici è lo stesso: favorire l’assunzione di tutti gli alimenti rieducando l’organismo.

 

Fonte: greenstyle.it

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