Test per Diagnosticare Intolleranze e Allergie Alimentari

1. Test cutanei (scratch test o prick test): Nel prick test vengono applicate sull’avambraccio delle gocce di varie sostanze (allergeni) da testare. I test consistono nell’inserimento sottocutaneo di estratti di un determinato alimento, mediante iniezione o sfregamento, per verificare l’eventuale comparsa di una reazione di prurito o di gonfiore.
e dopo 15-20 minuti di attesa si ha la comparsa di un pomfo significa che la sostanza presente in quel punto dà reazione positiva. La dimensione del pomfo va confrontata con il controllo positivo (istamina) e negativoprik test (soluzione fisiologica) applicati precedentemente assieme ai vari allergeni.
Sulla base dell’anamnesi dietetica, gli alimenti sospettati di provocare reazioni allergiche sono inseriti nella serie utilizzata per i test cutanei. Il valore di questo tipo di test è molto controverso e i risultati non sono affidabili al cento per cento.

Per diagnosticare la celiachia si ricorre ad un esame del sangue in cui vengono ricercati alcuni anticorpi. Se vengono trovati si passa ad una biopsia intestinale per verificare l’eventuale presenza di atrofia dei villi.

Per diagnosticare l’intolleranza al lattosio si ricorre al Breath Test al lattosio che permette di rilevare la quantità di idrogeno che viene espirata prima e dopo la somministrazione di lattosio, consentendo di evidenziare la carenza di lattasi responsabile dell’intolleranza.

Per diagnosticare la sindrome da allergia sistemica al nichel (SNAS) si ricorre al patch test in cui viene applicato un cerotto contenente nichel per 48-72 ore. Se compare prurito o rossore si passa al test di provocazione orale.

 

2. Diete ad esclusione: Il principio della dieta ad esclusione si basa sull’eliminazione di un alimento o di una combinazione di alimenti sospetti per un periodo di circa 2 settimane prima di effettuare una prova di verifica. no ciboSe in questo periodo i sintomi scompaiono, i cibi sospetti vengono reintrodotti nella dieta, uno per volta, in quantità ridotte e aumentate gradualmente fino a raggiungere la dose normale. Una volta verificati tutti i cibi sospetti, è possibile evitare quelli che causano problemi.

 

3. Test RAST (radioallergoassorbimento): In questo tipo di test si mescolano in una provetta piccoli campioni di sTest RASTangue del paziente con estratti di alimenti. In una vera allergia, il sangue produce anticorpi per combattere la proteina estranea che può così essere rilevata. Il test può essere usato soltanto come indicatore di un’allergia ma non determina l’entità della sensibilità all’alimento nocivo.

 

4. Test in doppio cieco con controllo di placebo (DBPCF): In questo test allergologico, l’allergene sospetto (per es. latte, pesce, soia) viene inserito in una capsula o nascosto in un alimento somministrato al paziente sotto stretto controllo medico. Questi test permettono agli allergologi di individuare i più comuni alimenti e componenti alimentari che provocano effetti negativi.
Nei test a doppio cieco, Test in doppio ciecoanche il medico è “cieco”, perché le capsule sono preparate da un suo collega, e quindi non sa qual è la capsula che contiene l’allergene.
Il vantaggio di una provocazione di questo genere è che, se reagite soltanto agli alimenti incriminati e non agli altri, la diagnosi sarà confermata. Lo svantaggio, invece, è che non è possibile effettuare questo test se in passato avete sofferto di reazioni allergiche gravi.

 

 

 

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